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Pratola Peligna il paese

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Pratola Peligna è un comune di 7.888 abitanti della provincia dell'Aquila: fa parte della Comunità montana peligna.

Il territorio comunale si estende per circa due terzi su una pianura di tipo alluvionale, per il resto in zona montuosa, arrivando fino alla sommità della dorsale del Morrone.

La zona è attraversata dal fiume Sagittario e da alcuni torrenti stagionali, alimentati dalle numerose sorgenti poste lungo il corso del fiume. Il centro abitato sorge sulla riva sinistra del corso d'acqua.


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LA STORIA

In epoca romana si suppone che vi sorgesse uno sconosciuto pagus (villaggio) peligno, che avrebbe partecipato con Corfinium alla guerra sociale contro Roma nel 91 a.C., ma mancano ritrovamenti che ne provino l'esistenza. Nel VI secolo una tomba con corredo ostrogoto attesta l'esistenza di un insediamento, forse coincidente con la località Fara de Campiliano, citata nei documenti dei secoli successivi.

Il primo documento in cui compare il nome di Pratola ("in loco Pratulae) è un contratto agrario del 997, riportato nel Chronicon Volturnensis che tuttavia non si riferisce ancora ad un centro abitato. Nel corso del XII secolo fu creato un centro fortificato: nel 1170 il castrum Pratulae fu assegnato dal normanno Guglielmo II al vescovo Odorisio di Forcona. Nel 1294 il feudo viene assegnato da Carlo II d'Angiò all'abate del monastero di abbazia di Santo Spirito del Morrone, sotto il cui dominio Pratola rimarrà fino al 1807.

LUOGHI DI INTERESSE

Al centro storico, detto "dentro la terra", di impianto medioevale, si accede dall'arco d'Angiò, che reca lo stemma dell'Ordine dei Celestini, un serpente attorcigliato alla Croce. Il cuore del borgo è la piazzetta di San Pietro Celestino. Vi si trovano le chiese di San Pietro Celestino e della Santissima Trinità, con portali del XVI e del XVIII secolo; all'interno pala d'altare e fonte battesimale cinquecenteschi.

Il santuario della Madonna della Libera venne fondato nel XVI secolo e rifatto nel XIX secolo: vi sono esposti l'affresco della Madonna della Libera, del XV secolo, ritenuto miracoloso, e la statua devozionale della Madonna, opera dei frati dell'Abbazia Celestiniana e consacrata il 3 maggio 1741. All'interno sono anche presenti affreschi di Teofilo Patini e di suoi allievi.

Le due chiesette attigue della Madonna della Pietà e della Madonna delle Grazie, entrambe del XVI secolo, sono considerate monumento nazionale . Al loro interno vi sono affreschi ed un Compianto fittile del Cinquecento.

La chiesa di San Rocco, originaria del XVI secolo, venne rifatta nel XX secolo, con decorazioni in stucco della facciata dei fratelli Feneziani.

Palazzi storici sono il palazzo Tedeschi (degli inizi del XIX secolo), il palazzo De Petris (XVI secolo), il palazzetto Campana (XVII secolo), il palazzo DI Prospero (della fine del XIX secolo) e il palazzo Colella Santoro (degli inizi del XX secolo).

In occasione dell'apertura dell'acquedotto comunale, nel 1892 furono collocate in piazza Madonna della Libera e in piazza Garibaldi due fontane, la prima in pietra e ghisa e la seconda in pietra e lega metallica.

Il "Museo della Civiltà Contadina" è stato inaugurato nel 1995 negli ambienti del "Vecchio Mulino" dei Celestini.

Nel 1929 era stato inaugurato il cinema teatro D'Andrea, dichiarato di notevole interesse monumentale e restaurato nel 2005: fu tra i primi edifici nella regione destinati oltre che al cinema alla rivista di avanspettacolo.


La storia del paese è caratterizzata da diversi fermenti popolari ; da ricordare nel 1799 la rivolta contro l'invasione francese (insieme a molti altri comuni d'Abruzzo), l'opposizione alla Costituzione del governo borbonico di Ferdinando II nel 1848 e la sommossa del 1934 contro il regime fascista.

Dal 1863, per regio decreto, il paese ha assunto il nome di Pratola Peligna.

Il 9 gennaio 2006 al comune di Pratola è stata conferita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la medaglia di bronzo al merito civile. Il motivo del conferimento è il seguente: "Centro strategicamente importante, durante l'ultimo conflitto mondiale, fu sottoposto a continui e violenti bombardamenti che provocarono numerose vittime civili e la distruzione del patrimonio industriale. La popolazione, costretta a rifugiarsi nella campagna circostante, contribuì alla guerra di liberazione con la costituzione dei primi nuclei partigiani, subendo una feroce rappresaglia da parte dell'esercito tedesco. 1943/1944".


TRADIZIONI E FOLKLORE

Feste  

  • 17 gennaio : San Antonio Abate, benedizione degli animali

  • Carnevale : Carnevale Pratolano con tradizionale sfilata di carri

  • Pasqua : processione del Venerdì Santo e Resurrezione in piazza.

  • Prima domenica di maggio : festa in onore della Madonna della Libera e fiera dell'agricoltura, commercio e artigianato

  • Maggio-giugno: festa della Santissima Trinità

  • Luglio-agosto: estate pratolana

  • 15 agosto: festa di San Rocco

  • Settembre: premio Emigrazione (letteratura ed arte)

  • Settembre-ottobre: festa dell'uva.


Il culto della Madonna della Libera

Secondo la leggenda, durante la terribile peste del 1456, un contadino sognò la Madonna liberatrice, che gli annunciò la fine dell’epidemia. Svegliatosi l’uomo scorse tra le macerie della chiesetta dove si era rifugiato un quadro raffigurante la Vergine ed esclamò: “Madonna, liberaci!”. Dopo la fine dell'epidemia il quadro, trasportato al paese, venne posto all’interno di una nuova chiesa appositamente costruita e divenne oggetto di particolare venerazione.

La festa si celebra ogni anno la prima domenica di maggio e l'organizzazione è affidata ad un "comitato di laici", rinnovato ogni anno, all'interno del quale figure importanti sono il presidente e la "mastra", a cui è affidata la guida delle "cercatrici", con il compito della raccolta delle offerte.

I festeggiamenti iniziano il venerdì precedente, con l'arrivo della "compagnia di Gioia dei Marsi", un gruppo che compie a piedi il pellegrinaggio tra i due paesi attraverso sentieri e valichi montani; all'entrata del santuario viene compiuto il rito dello "strascino" ossia il percorso fino all'altare maggiore in ginocchio. Il sabato avviene l'esposizione della Madonna, la cui statua collocata dentro il tempietto dell'altare viene fatta avanzare meccanicamente verso la navata centrale. La domenica si tiene una grande processione per le vie del paese.

Il fine settimana seguente si tiene ancora l'"Ottavario", dove si svolgono anche festeggiamenti civili e ludici.


Gastronomia  

Le tradizioni gastronomiche del paese discendono dalle tradizioni della cucina contadina. I "fagioli di Pratola", "poverelli" e "cannellini", costituiscono l'ingrediente base di numerosi piatti tipici.

Il pranzo della vigilia di Natale è particolarmente caratteristico e comprende "le sette minestre", sette portate cucinate con prodotti locali: minestra di lenticchie, minestra di ceci, spaghetti al sugo di trota o di tinca, baccalà, cavoli lessi e scrippelle salate in sostituzione del pane.

Il piatto tipico della Domenica delle Palme è "la sagna riccia con la ricotta, reginelle secche condite con ricotta di pecora e ragù di agnello.

Tra i dolci degni di nota sono "le pizzelle", i "ceci ripieni" (fagottini a mezzaluna con ripieno di passata di ceci, mosto cotto, cioccolato e canditi) e la "pizze" "di Carnevale" e "di Pasqua".

A Pratola si producono vini come il Montepulciano d'Abruzzo, il Cerasuolo d'Abruzzo ed il Trebbiano.


Da Wikipedia, enciclopedia libera (
09/10/2008)

 
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